files/titel_en.jpg
Michelangelo non creò ritratti di Vittoria Colonna, benché o perché amava questa donna. Disegnò immagini, che riflettono il suo spirito vivace. Ritrasse la sua fisionomia che lo affascinava. Michelangelo avrebbe preferito fare “del mio corpo tutto un occhio solo, né sia poi parte in me non godendoti.” Per certo Vittoria significa per lui più di una musa o amante platonica. Che cosa significa Michelangelo per Vittoria? “Unico maestro e mio singolarissimo amico” cosi incominciò una lettera a lui.

COPYRIGHT - The reproductions of Michelangelo’s drawings for Vittoria Colonna must not be copied nor used in any way except as specifically permitted by the trustees of the drawings: British Museum, London; Ashmolean Museum, Oxford; Academy, Venice; Louvre, Paris; Kunsthistorisches Museum ,Vienna; Casa Buonarroti, Florence.

Michelangelo e Vittoria Colonna

Le fonti del rapporto fra Vittoria Colonna e Michelangelo sono sporadiche e occasionali. Esiste una lettera di Michelangelo e ci sono due lettere di Vittoria sul disegno di un Crocefisso che il Maestro creò per farle piacere, come scrisse Condivi. Delle innumerevoli poesie che le dedicò (Condivi), soltanto una poesia può essere attribuita a Michelangelo con sicurezza perché scritta sul retro di una lettera a lei. In un’altra lettera (anche senza data) l’innamorato non lascia dubbi che cerca occasioni per vederla. Perciò Vittoria nella sua lettera del 20 luglio (1543?) lo costrinse al silenzio per la sua invadenza. Ciononostante Vittoria fece visita a Michelangelo spesse volte a Roma, come conferma Vasari. Hanno scambiato i loro sonetti e lui ha disegnato per lei una Pietà ed anche una samaritana al pozzo. Quanto lei fosse preoccupata per la salute di Michelangelo, lo prova la lettera ad Alvise Priuli, pregandolo di procurarle a Venezia uno specchio, “che vorrei guernir bene con piede d’argento indorato per la vista nel dipegnia (dipingere?), quando si fatica nella cappella che fa di San Paolo.”

Una prova del profondo affetto che Vittoria aveva per Michelangelo si trova nel codice pergamenaceo Vaticano 11539 che contiene un canzoniere dei suoi sonetti, che lei scelse e mise insieme con le proprie mani e gliene fece regalo. Michelangelo menzionò in una sua lettera a suo nipote Lionardo del 7 marzo, 1551: “Vittoria ha fatto legare i cento e tre sonetti in pergameno insieme con quaranta alteri, che inviò da Viterbo.” Michelangelo li fece legare in pergamena e custodì il libriccino come un tesoro.

Condivi, il biografo di Michelangelo, conferma che Vittoria fu l’amore della sua vita. “Grandemente amò la marchesana di Pescara”. Dopo la morte della Colonna Michelangelo scrisse a Fetucci: “ Morte mi tolse un grande amico.”

Soltanto in base a tutte le lettere e sonetti che si scambiarono e in base ai disegni che Michelangelo creò di lei e per lei, diventa più evidente la complessità del rapporto fra i due. Chi osa analizzare loro amicizia?

I sei disegni di Vittoria suggeriscono l’affetto del Maestro per lei. Per la prima volta in questa biografia l’identità di Vittoria nei disegni di Michelangelo viene documentata quasi con certezza per le descrizioni della sua fisionomia nelle fonti scritte dai suoi contemporanei, in primo luogo da Paolo Giovio.
Michelangelo non creò ritratti di Vittoria. Disegnò immagini che riflettono la sua vivacità spirituale che lo riempiva di entusiasmo, ma non la idealizzò. Michelangelo era tanto attratto dal suo aspetto androgino che rese precisamente la sua marcata fisionomia (naso lungo, bocca pronunciata, fluenti capelli biondi, orecchi belli accentuati dagli orecchini). Non cercò di nascondere la sua anoressia confermata dai contemporanei: “ ha avuto la pelle sugli ossi.” Disegnò gli abiti semplici della vedova e mise in evidenza il velo vedovile che Vittoria menzionò in una sua lettera a Eleonora Gonzaga. La giovane vedova lo legava attorno alla testa come una fascia o lo portava come un turbante o come un foulard.

Negli anni 1525-1530 Michelangelo creò anche un disegno ufficiale della Marchesa di Pescara attribuito dagli storici d’arte alle cosiddette teste divine e probabilmente fece anche un pendant di suo marito andato perso. Le coppie dei due disegni esistono come calcotipie all’Albertina a Vienna. In questo disegno fece risaltare la preferenza della Marchesa per pettinature raffinate, che creava lei stessa, mentre suo marito era in vita. Le sue pettinature ostentavano i suoi capelli ricchi. “ Somigliarono ai cappelli di Leda,” commentò Il Giovio. Michelangelo criticò il suo debole per apparizioni pompose:

Lezi, vezzi, carezze, or, feste e perle,
chi potria vederle
cogli atti suo divin l’uman lavoro,
ove l’argento e l’oro
da le’ riceve o duplica suo luce?
Ogni gemma più luce
dagli occhi suo che da propria virtute.